FUTNET Consigli

Scuola calcio 5-8 anni: costruire la competenza prima del risultato

Scuola calcio 5-8 anni: costruire la competenza prima del risultato Fascia d’età: 5-8 anni — Piccoli Amici e Primi Calci Nel calcio di base si parla molto di…
Consigli 01 Set 2026

Scuola calcio 5-8 anni: costruire la competenza prima del risultato

Fascia d’età: 5-8 anni — Piccoli Amici e Primi Calci

Nel calcio di base si parla molto di risultati, moduli e talento. Ma tra i 5 e gli 8 anni, uno degli aspetti più importanti per lo sviluppo del bambino è un altro: sentirsi competente.

Non conta soltanto ciò che un giovane calciatore sa realmente fare. Conta anche il modo in cui percepisce le proprie capacità e il modo in cui allenatori, genitori e compagni gli restituiscono l’immagine di sé come giocatore.

Per questo, in una scuola calcio, costruire la competenza dovrebbe venire prima del risultato.

La competenza può infatti essere letta attraverso tre dimensioni diverse: competenza effettiva, competenza percepita e competenza riconosciuta. Queste dimensioni possono non coincidere e influenzano profondamente la disponibilità del bambino a provare, sbagliare e continuare ad apprendere.

Che cosa significa competenza nella scuola calcio?

È utile distinguere tre livelli.

Competenza effettiva

È ciò che il bambino sa realmente fare.

Per esempio:

  • controllare la palla;
  • orientarsi nello spazio;
  • rispettare una regola;
  • aspettare il proprio turno.

Competenza percepita

È l’idea che il bambino ha di sé.

In altre parole: “Mi sento capace di farlo?”

Questa percezione può essere molto diversa dalle capacità effettive.

Competenza riconosciuta

È il modo in cui adulti e coetanei comunicano al bambino se viene percepito come competente oppure no.

Un giovane calciatore tecnicamente avanti rispetto ai compagni può sentirsi inadeguato. Un altro, ancora indietro dal punto di vista motorio, può sentirsi invece capace e continuare a provare.

Ed è proprio la disponibilità a tentare, sbagliare e riprovare a creare le condizioni per l’apprendimento nel medio periodo.

Perché sentirsi efficaci alimenta la motivazione

Il modello di Susan Harter sulla competence motivation descrive un processo molto importante.

Il bambino:

  1. prova a svolgere un compito;
  2. ottiene un risultato;
  3. riceve un feedback;
  4. aggiorna la propria percezione di competenza;
  5. decide, implicitamente, quanto sarà disposto a riprovare.

Quando la percezione di competenza cresce, aumentano anche la motivazione intrinseca e la disponibilità a nuovi tentativi.

Se questo circuito si interrompe, il bambino tende invece a ridurre progressivamente l’esposizione al compito.

Competenza, autonomia e relazione

La teoria dell’autodeterminazione di Deci e Ryan identifica tre bisogni psicologici di base:

  • competenza;
  • autonomia;
  • relazione.

Applicati alla scuola calcio significano creare un ambiente nel quale il bambino possa sentirsi capace, avere piccoli spazi di scelta e percepirsi parte del gruppo.

Competenza: esercizi nei quali il bambino possa sperimentare la sensazione di riuscire.

Autonomia: situazioni in cui possa compiere piccole scelte.

Relazione: un ambiente nel quale si senta accolto dal gruppo e dall’allenatore.

Quando questi tre elementi convivono, il contesto favorisce la motivazione intrinseca.

Tra 5 e 8 anni il bambino non si valuta come un adulto

Tra i 5 e gli 8 anni, la percezione delle proprie capacità è ancora fortemente influenzata dal giudizio degli adulti.

I bambini tendono inoltre a sovrastimare le proprie abilità e non distinguono ancora stabilmente tra impegno e capacità.

Questa apparente “illusione di competenza” non deve necessariamente essere combattuta: può sostenere l’esplorazione, il tentativo e la voglia di continuare.

L’errore è introdurre troppo presto classificazioni e gerarchie di valore che il bambino non è ancora pronto a elaborare in maniera funzionale.

Come allenare bambini di 5-6 anni e 7-8 anni

Le richieste devono essere coerenti con la fase evolutiva.

Scuola calcio 5-6 anni

Tra i 5 e i 6 anni, l’attività dovrebbe concentrarsi soprattutto su:

  • regolazione emotiva;
  • scoperta del movimento;
  • gioco;
  • esplorazione;
  • esperienze motorie differenti.

In questa fase non dovrebbe esserci una vera aspettativa prestativa.

Richiedere lunghi periodi di concentrazione non tiene conto delle caratteristiche evolutive della fascia d’età.

Scuola calcio 7-8 anni

Tra i 7 e gli 8 anni possono essere introdotti gradualmente:

  • rispetto della regola;
  • brevi periodi di attenzione;
  • controllo del comportamento;
  • primi esercizi con due consegne;
  • semplici attività di autoregolazione.

È una fase nella quale la competenza comincia quindi a comprendere non soltanto il movimento, ma anche aspetti di controllo e organizzazione del comportamento.

Prima del calcio viene il movimento

Uno degli aspetti più importanti per questa fascia d’età è l’alfabetizzazione motoria.

Le abilità fondamentali comprendono, tra le altre:

  • correre;
  • saltare;
  • lanciare;
  • ricevere;
  • cambiare direzione;
  • mantenere l’equilibrio.

La relazione tra competenza motoria e percezione di competenza può alimentarsi reciprocamente: chi dispone di un repertorio motorio più ampio tende a sentirsi più competente e chi si percepisce competente tende a esporsi maggiormente alle attività motorie.

Una scuola calcio efficace non insegna soltanto calcio

In questa fase, il compito non dovrebbe essere anticipare il prima possibile il calcio degli adulti.

L’obiettivo è costruire movimento, varietà ed esperienza.

Il modello di sviluppo dell’atleta di Côté colloca questa età nella fase del sampling, caratterizzata da molteplici esperienze e da una quota importante di deliberate play: gioco orientato al divertimento, con molte varianti e spazio per l’iniziativa dei bambini.

Il ruolo dell’allenatore: far percepire i progressi

Tra i 5 e gli 8 anni il bambino non possiede ancora una capacità precisa di autovalutazione.

L’allenatore ha quindi un compito essenziale: rendere visibile al bambino ciò che sta imparando.

Lo strumento principale è il feedback.

Un feedback efficace dovrebbe essere:

  • semplice;
  • specifico;
  • costruttivo;
  • positivo;
  • immediato.

Feedback semplice

Deve essere breve e comprensibile.

Troppe informazioni insieme aumentano la confusione.

Feedback specifico

Deve riguardare l’aspetto del compito sul quale il bambino stava lavorando.

Feedback costruttivo

Non basta segnalare l’errore.

Occorre aiutare il giocatore a capire:

  • perché è successo;
  • che cosa può provare a fare diversamente.

Feedback immediato

La correzione deve arrivare vicino all’esecuzione, quando il bambino può ancora collegarla chiaramente all’azione appena svolta.

Correggere il comportamento, non etichettare il bambino

Esiste una grande differenza tra dire:

“Sei distratto.”

e dire:

“In questa azione hai guardato la palla e non il compagno: la prossima volta prova a guardarti intorno prima di ricevere.”

Nel primo caso il giudizio riguarda la persona.

Nel secondo riguarda un comportamento modificabile.

La critica costruttiva dovrebbe quindi essere focalizzata sulla prestazione e orientata al miglioramento, evitando etichette personali che il bambino potrebbe interiorizzare.

Il clima motivazionale nella scuola calcio

Non conta soltanto quale esercizio viene proposto.

Conta anche l’ambiente nel quale viene proposto.

La ricerca sul clima motivazionale distingue tra due impostazioni principali.

Clima orientato alla padronanza

Il successo significa migliorare rispetto a sé stessi.

Clima orientato alla prestazione

Il successo significa essere migliori degli altri.

Nei bambini, un ambiente orientato alla padronanza favorisce divertimento, apprendimento e continuità nella pratica sportiva, riducendo il peso del confronto costante con i compagni.

Il modello TARGET applicato alla scuola calcio

Il modello TARGET di Ames offre sei leve pratiche per costruire un ambiente orientato alla crescita.

T — Task

Proporre compiti vari e con livelli di difficoltà differenti.

Non tutti i bambini devono necessariamente svolgere lo stesso esercizio nello stesso modo.

A — Authority

Lasciare piccoli spazi di scelta.

Per esempio:

  • scegliere una variante;
  • scegliere un compagno;
  • decidere tra due possibilità.

R — Recognition

Riconoscere il progresso individuale, evitando che l’unico riconoscimento sia pubblico e comparativo.

G — Grouping

Utilizzare gruppi flessibili e modificarli frequentemente.

Evitare gruppi fissi identificati implicitamente come “forti” e “deboli”.

E — Evaluation

Valutare il bambino in relazione al proprio progresso e alla padronanza del compito.

T — Time

Rispettare tempi di apprendimento differenti.

Ogni bambino può avere un proprio ritmo.

Quanto deve essere difficile un esercizio?

Un esercizio troppo semplice rischia di non stimolare.

Uno troppo difficile può invece portare all’evitamento.

La difficoltà deve quindi essere proporzionata alle competenze già possedute.

Una possibile zona di riferimento è quella nella quale il bambino riesce circa due volte su tre: abbastanza difficile da rappresentare una sfida, ma non così difficile da distruggere la sensazione di efficacia.

5 errori da evitare nella scuola calcio 5-8 anni

1. Anticipare la competizione formale

Classifiche, titolari e ruoli rigidi possono anticipare il confronto sociale in una fase nella quale la percezione di competenza è ancora fragile.

2. Selezionare troppo presto

La selezione precoce rischia di attribuire significati eccessivi alle differenze presenti in una fase evolutiva ancora estremamente variabile.

3. Usare l’esercizio come punizione

Correre, fare piegamenti o svolgere un esercizio non dovrebbe diventare una conseguenza negativa.

Associare attività fisica e punizione va nella direzione opposta rispetto alla costruzione della motivazione intrinseca.

4. Correggere continuamente

Più istruzioni non significano necessariamente più apprendimento.

Un eccesso di correzioni può saturare la memoria di lavoro e ridurre lo spazio per l’apprendimento attraverso l’esperienza.

5. Parlare più di quanto si giochi

Nella fascia 5-8 anni, la spiegazione dovrebbe occupare una parte minima della seduta.

Il bambino ha bisogno soprattutto di fare, provare, esplorare e giocare.

Indicazioni pratiche per allenatori, genitori e società

Per l’allenatore

Programmare non soltanto obiettivi tecnici, ma anche obiettivi psicologici.

È utile:

  • utilizzare molti più rinforzi positivi rispetto alle correzioni;
  • rendere visibili i miglioramenti;
  • concludere la seduta facendo identificare a ogni bambino qualcosa che gli è riuscito meglio rispetto al passato.

Una domanda semplice può essere:

“Che cosa ti è riuscito meglio oggi?”

Questo introduce una prima forma di autovalutazione orientata al progresso.

Per il genitore

Una delle indicazioni più semplici è cambiare la domanda dopo l’allenamento o la partita.

Invece di chiedere:

“Avete vinto?”

si può provare con:

“Che cosa hai imparato oggi?”

La domanda posta dall’adulto contribuisce a definire il criterio con il quale il bambino impara a valutare la propria esperienza.

Per la società sportiva

La formazione degli allenatori non dovrebbe riguardare soltanto tecnica e metodologia.

La comunicazione è parte integrante della competenza dell’allenatore e, come le capacità tecniche, deve essere allenata.

Dal risultato alla crescita: cosa dovrebbe misurare davvero una scuola calcio

Tra i 5 e gli 8 anni il risultato della partita racconta molto poco del percorso di sviluppo di un bambino.

È più utile chiedersi:

  • sta imparando nuove abilità?
  • prova anche quando qualcosa gli riesce difficile?
  • si sente sufficientemente competente?
  • riesce a riconoscere i propri progressi?
  • l’ambiente gli permette di scegliere e sperimentare?
  • l’errore viene vissuto come parte dell’apprendimento?
  • continua a divertirsi?

Il compito della scuola calcio, in questa fase, non è anticipare il calcio adulto.

È creare le condizioni affinché il bambino voglia continuare a imparare.

Prima del risultato viene la competenza.

E prima della competenza calcistica viene un bambino che si sente abbastanza sicuro da continuare a provare.

In sintesi

Per una scuola calcio dedicata ai bambini tra i 5 e gli 8 anni:

  • competenza percepita e competenza reale devono crescere insieme;
  • il feedback dell’allenatore ha un ruolo determinante;
  • il gioco e l’alfabetizzazione motoria devono precedere la specializzazione;
  • il miglioramento personale è più utile del confronto continuo;
  • esercizi e obiettivi devono essere adeguati all’età;
  • allenatori, genitori e società contribuiscono insieme all’immagine che il bambino costruisce di sé.

Bibliografia

Ames, C. (1992). Classrooms: Goals, structures, and student motivation. Journal of Educational Psychology, 84, 261-271.

Bergeron, M. F. et al. (2015). International Olympic Committee consensus statement on youth athletic development. British Journal of Sports Medicine, 49, 843-851.

Côté, J., Baker, J., & Abernethy, B. (2007). Practice and play in the development of sport expertise. In Handbook of Sport Psychology.

Deci, E. L., & Ryan, R. M. (2000). The “what” and “why” of goal pursuits. Psychological Inquiry, 11, 227-268.

Diamond, A. (2013). Executive functions. Annual Review of Psychology, 64, 135-168.

Harter, S. (1978). Effectance motivation reconsidered: Toward a developmental model. Human Development, 21, 34-64.

Robinson, L. E. et al. (2015). Motor competence and its effect on positive developmental trajectories of health. Sports Medicine, 45, 1273-1284.

Sepio, D. Materiali del Corso di Alta Formazione in Psicologia del Calcio e Mental Coaching.

Dott. Gianmaria Palumbo
Psicologo, esperto in psicologia dello sport

ma sembrano più articoli vedo 2 sintesi dentro? come mai? puliscilo per favore grazie

Sì: il problema era che avevo inserito una prima conclusione (“Dal risultato alla crescita”) e poi una seconda sintesi finale, quindi visivamente sembravano quasi due articoli attaccati.

Qui sotto te lo lascio ripulito come un unico articolo, con una sola introduzione, uno sviluppo lineare e una sola conclusione finale. Puoi copiarlo direttamente in WordPress.

Scuola calcio 5-8 anni: costruire la competenza prima del risultato

Fascia d’età: 5-8 anni — Piccoli Amici e Primi Calci

Nel calcio di base si parla spesso di risultati, talento e prestazione. Tra i 5 e gli 8 anni, però, uno degli aspetti più importanti per lo sviluppo del bambino è un altro: sentirsi competente.

Non conta soltanto ciò che un giovane calciatore sa realmente fare. Conta anche il modo in cui percepisce le proprie capacità e il modo in cui allenatori, genitori e compagni gli restituiscono l’immagine di sé come giocatore.

Per questo, nella scuola calcio, costruire il senso di competenza dovrebbe venire prima del risultato.

Che cosa significa competenza nella scuola calcio?

La competenza può essere osservata attraverso tre dimensioni differenti.

Competenza effettiva

È ciò che il bambino sa realmente fare.

Per esempio:

  • controllare la palla;
  • orientarsi nello spazio;
  • rispettare una regola;
  • aspettare il proprio turno.

Competenza percepita

È l’idea che il bambino ha delle proprie capacità.

In altre parole:

“Mi sento capace di farlo?”

Questa percezione non coincide necessariamente con le capacità effettive.

Competenza riconosciuta

È il modo in cui adulti e coetanei comunicano al bambino se viene considerato competente oppure no.

Un giovane calciatore tecnicamente più avanti rispetto ai compagni può sentirsi inadeguato. Al contrario, un bambino ancora indietro dal punto di vista motorio può percepirsi capace e continuare a provare.

La disponibilità a tentare, sbagliare e riprovare è fondamentale perché crea le condizioni necessarie per l’apprendimento.

Perché sentirsi capaci aumenta la motivazione

Il modello di Susan Harter sulla competence motivation descrive un processo molto importante.

Il bambino:

  1. prova a svolgere un compito;
  2. ottiene un risultato;
  3. riceve un feedback;
  4. aggiorna la propria percezione di competenza;
  5. decide quanto sarà disposto a riprovare.

Quando la percezione di competenza cresce, aumentano anche la motivazione intrinseca e la disponibilità ad affrontare nuove esperienze.

Quando invece il bambino percepisce ripetutamente di non essere capace, può ridurre progressivamente la propria disponibilità a esporsi al compito.

Competenza, autonomia e relazione

La teoria dell’autodeterminazione di Deci e Ryan individua tre bisogni psicologici fondamentali:

  • competenza;
  • autonomia;
  • relazione.

Nel contesto della scuola calcio significa creare un ambiente nel quale il bambino possa sentirsi capace, avere piccoli spazi di scelta e sentirsi parte del gruppo.

Competenza: proporre attività nelle quali il bambino possa sperimentare la sensazione di riuscire.

Autonomia: offrire piccole possibilità di scelta.

Relazione: creare un ambiente nel quale il bambino si senta accolto dai compagni e dall’allenatore.

Quando questi tre elementi convivono, il contesto favorisce maggiormente la motivazione intrinseca.

Tra 5 e 8 anni il bambino non si valuta come un adulto

Tra i 5 e gli 8 anni la percezione delle proprie capacità è ancora fortemente influenzata dal giudizio degli adulti.

I bambini tendono inoltre a sovrastimare le proprie abilità e non distinguono ancora in modo stabile tra impegno e capacità.

Questa apparente “illusione di competenza” non deve necessariamente essere contrastata. Può infatti sostenere l’esplorazione, il tentativo e il desiderio di continuare a provare.

Il rischio è introdurre troppo presto classificazioni e gerarchie di valore che il bambino non è ancora pronto a elaborare in maniera funzionale.

Come cambia l’allenamento tra 5-6 anni e 7-8 anni

Le richieste devono essere coerenti con la fase evolutiva.

Bambini di 5-6 anni

Tra i 5 e i 6 anni l’attività dovrebbe concentrarsi soprattutto su:

  • regolazione emotiva;
  • scoperta del movimento;
  • gioco;
  • esplorazione;
  • esperienze motorie differenti.

In questa fase non dovrebbe esserci una vera aspettativa prestativa.

Richiedere lunghi periodi di concentrazione non tiene conto delle caratteristiche evolutive di questa fascia d’età.

Bambini di 7-8 anni

Tra i 7 e gli 8 anni possono essere introdotti gradualmente:

  • rispetto della regola;
  • brevi periodi di attenzione;
  • controllo del comportamento;
  • primi esercizi con due consegne;
  • semplici attività di autoregolazione.

La competenza comincia quindi a comprendere non soltanto il movimento, ma anche aspetti legati al controllo e all’organizzazione del comportamento.

Prima del calcio viene il movimento

Uno degli aspetti più importanti in questa fascia d’età è l’alfabetizzazione motoria.

Le abilità fondamentali comprendono, tra le altre:

  • correre;
  • saltare;
  • lanciare;
  • ricevere;
  • cambiare direzione;
  • mantenere l’equilibrio.

Competenza motoria e percezione di competenza possono alimentarsi reciprocamente.

Chi dispone di un repertorio motorio più ampio tende a sentirsi più competente. Allo stesso tempo, chi si percepisce competente tende a esporsi maggiormente alle attività motorie.

Per questo, tra i 5 e gli 8 anni, l’obiettivo non dovrebbe essere anticipare il prima possibile il calcio degli adulti.

È più importante costruire movimento, varietà ed esperienza.

Il modello di sviluppo dell’atleta di Côté colloca questa età nella fase del sampling, caratterizzata da molteplici esperienze e da una componente importante di deliberate play: gioco orientato al divertimento, con varianti e spazio per l’iniziativa dei bambini.

Il ruolo dell’allenatore

Tra i 5 e gli 8 anni il bambino non possiede ancora una capacità precisa di autovalutazione.

L’allenatore ha quindi un compito fondamentale:

rendere visibile al bambino ciò che sta imparando.

Uno degli strumenti principali è il feedback.

Un feedback efficace dovrebbe essere:

  • semplice;
  • specifico;
  • costruttivo;
  • positivo;
  • immediato.

Semplice

Deve essere breve e comprensibile.

Troppe informazioni contemporaneamente possono aumentare la confusione.

Specifico

Deve riguardare l’aspetto del compito sul quale il bambino sta lavorando.

Costruttivo

Non basta segnalare un errore.

Occorre aiutare il giocatore a comprendere:

  • perché è successo;
  • che cosa può provare a fare diversamente.

Immediato

La correzione dovrebbe arrivare vicino all’esecuzione, quando il bambino riesce ancora a collegarla chiaramente all’azione appena svolta.

Correggere il comportamento, non etichettare il bambino

Esiste una differenza importante tra dire:

“Sei distratto.”

e dire:

“In questa azione hai guardato la palla e non il compagno: la prossima volta prova a guardarti intorno prima di ricevere.”

Nel primo caso il giudizio riguarda la persona.

Nel secondo riguarda un comportamento modificabile.

Una correzione efficace dovrebbe quindi concentrarsi sulla prestazione e sulle possibilità di miglioramento, evitando etichette personali che il bambino potrebbe interiorizzare.

Il clima motivazionale nella scuola calcio

Non conta soltanto quale esercizio viene proposto.

Conta anche l’ambiente nel quale viene svolto.

La ricerca distingue tra due principali tipi di clima motivazionale.

Clima orientato alla padronanza

Il successo significa migliorare rispetto a sé stessi.

Clima orientato alla prestazione

Il successo significa essere migliori degli altri.

Nei bambini, un ambiente maggiormente orientato alla padronanza favorisce il divertimento, l’apprendimento e la continuità nella pratica sportiva.

Il modello TARGET applicato alla scuola calcio

Il modello TARGET di Ames offre sei leve pratiche per creare un ambiente orientato alla crescita.

Task

Proporre compiti vari e con livelli di difficoltà differenti.

Non tutti i bambini devono necessariamente svolgere lo stesso esercizio nello stesso modo.

Authority

Lasciare piccoli spazi di scelta.

Per esempio:

  • scegliere una variante;
  • scegliere un compagno;
  • decidere tra due possibilità.

Recognition

Riconoscere il progresso individuale, evitando che l’unica forma di riconoscimento sia pubblica e comparativa.

Grouping

Utilizzare gruppi flessibili e modificarli frequentemente.

È preferibile evitare gruppi fissi identificati implicitamente come “forti” e “deboli”.

Evaluation

Valutare il bambino in relazione al proprio progresso e alla padronanza del compito.

Time

Rispettare tempi di apprendimento differenti.

Ogni bambino può avere un proprio ritmo.

Quanto deve essere difficile un esercizio?

Un esercizio troppo semplice rischia di non rappresentare uno stimolo.

Uno troppo difficile può invece generare frustrazione ed evitamento.

La difficoltà dovrebbe quindi essere proporzionata alle competenze già possedute.

Una possibile zona di riferimento è quella nella quale il bambino riesce circa due volte su tre: abbastanza difficile da rappresentare una sfida, ma non tanto da compromettere la sensazione di efficacia.

Gli errori da evitare nella scuola calcio 5-8 anni

Anticipare la competizione formale

Classifiche, titolari e ruoli troppo rigidi possono anticipare il confronto sociale in una fase nella quale la percezione di competenza è ancora fragile.

Selezionare troppo presto

La selezione precoce rischia di attribuire un significato eccessivo a differenze presenti in una fase evolutiva ancora estremamente variabile.

Utilizzare l’esercizio come punizione

Correre, fare piegamenti o svolgere un esercizio non dovrebbe diventare una conseguenza negativa.

Associare l’attività fisica alla punizione va nella direzione opposta rispetto alla costruzione della motivazione intrinseca.

Correggere continuamente

Più istruzioni non significano necessariamente più apprendimento.

Un eccesso di correzioni può aumentare il carico cognitivo e ridurre lo spazio per l’apprendimento attraverso l’esperienza.

Parlare più di quanto si giochi

Nella fascia 5-8 anni la spiegazione dovrebbe occupare una parte limitata della seduta.

Il bambino ha bisogno soprattutto di fare, provare, esplorare e giocare.

Indicazioni pratiche per allenatori, genitori e società

Per l’allenatore

È utile programmare non soltanto obiettivi tecnici, ma anche obiettivi psicologici.

Tra le strategie utili:

  • utilizzare rinforzi positivi;
  • rendere visibili i miglioramenti;
  • aiutare il bambino a riconoscere ciò che gli riesce meglio rispetto al passato.

Una domanda semplice al termine dell’allenamento può essere:

“Che cosa ti è riuscito meglio oggi?”

In questo modo il bambino inizia gradualmente a osservare il proprio percorso attraverso il miglioramento personale.

Per il genitore

Anche le domande poste dopo l’allenamento o la partita hanno un ruolo importante.

Invece di chiedere:

“Avete vinto?”

si può provare a chiedere:

“Che cosa hai imparato oggi?”

Il tipo di domanda utilizzata dall’adulto contribuisce infatti a definire il criterio attraverso il quale il bambino impara a valutare la propria esperienza sportiva.

Per la società sportiva

La formazione degli allenatori non dovrebbe riguardare soltanto tecnica e metodologia.

Anche la comunicazione rappresenta una parte fondamentale della competenza dell’allenatore e, come le capacità tecniche, deve essere allenata.

Conclusione

Tra i 5 e gli 8 anni il risultato di una partita dice relativamente poco sul percorso di sviluppo di un bambino.

È più utile osservare se sta imparando nuove abilità, se continua a provare quando incontra una difficoltà, se riesce a riconoscere i propri progressi e se l’ambiente gli permette di sperimentare senza vivere l’errore come un fallimento.

In questa fase il compito della scuola calcio non è anticipare il calcio degli adulti.

È creare le condizioni affinché il bambino voglia continuare a imparare.

Competenza percepita e competenza reale devono crescere insieme. Il gioco e l’alfabetizzazione motoria devono accompagnare l’apprendimento. Il feedback dell’allenatore, il comportamento dei genitori e la cultura della società sportiva contribuiscono tutti all’immagine che il bambino costruisce di sé.

Perché prima del risultato viene la competenza.

E prima della competenza calcistica viene un bambino che si sente abbastanza sicuro da continuare a provare.

Bibliografia

Ames, C. (1992). Classrooms: Goals, structures, and student motivation. Journal of Educational Psychology, 84, 261-271.

Bergeron, M. F. et al. (2015). International Olympic Committee consensus statement on youth athletic development. British Journal of Sports Medicine, 49, 843-851.

Côté, J., Baker, J., & Abernethy, B. (2007). Practice and play in the development of sport expertise. In Handbook of Sport Psychology.

Deci, E. L., & Ryan, R. M. (2000). The “what” and “why” of goal pursuits. Psychological Inquiry, 11, 227-268.

Diamond, A. (2013). Executive functions. Annual Review of Psychology, 64, 135-168.

Harter, S. (1978). Effectance motivation reconsidered: Toward a developmental model. Human Development, 21, 34-64.

Robinson, L. E. et al. (2015). Motor competence and its effect on positive developmental trajectories of health. Sports Medicine, 45, 1273-1284.

Sepio, D. Materiali del Corso di Alta Formazione in Psicologia del Calcio e Mental Coaching.

Fascia d’età: 5-8 anni — Piccoli Amici e Primi Calci

Nel calcio di base si parla molto di risultati, moduli e talento. Ma tra i 5 e gli 8 anni, uno degli aspetti più importanti per lo sviluppo del bambino è un altro: sentirsi competente.

Non conta soltanto ciò che un giovane calciatore sa realmente fare. Conta anche il modo in cui percepisce le proprie capacità e il modo in cui allenatori, genitori e compagni gli restituiscono l’immagine di sé come giocatore.

Per questo, in una scuola calcio, costruire la competenza dovrebbe venire prima del risultato.

La competenza può infatti essere letta attraverso tre dimensioni diverse: competenza effettiva, competenza percepita e competenza riconosciuta. Queste dimensioni possono non coincidere e influenzano profondamente la disponibilità del bambino a provare, sbagliare e continuare ad apprendere.

Che cosa significa competenza nella scuola calcio?

È utile distinguere tre livelli.

Competenza effettiva

È ciò che il bambino sa realmente fare.

Per esempio:

  • controllare la palla;
  • orientarsi nello spazio;
  • rispettare una regola;
  • aspettare il proprio turno.

Competenza percepita

È l’idea che il bambino ha di sé.

In altre parole: “Mi sento capace di farlo?”

Questa percezione può essere molto diversa dalle capacità effettive.

Competenza riconosciuta

È il modo in cui adulti e coetanei comunicano al bambino se viene percepito come competente oppure no.

Un giovane calciatore tecnicamente avanti rispetto ai compagni può sentirsi inadeguato. Un altro, ancora indietro dal punto di vista motorio, può sentirsi invece capace e continuare a provare.

Ed è proprio la disponibilità a tentare, sbagliare e riprovare a creare le condizioni per l’apprendimento nel medio periodo.

Perché sentirsi efficaci alimenta la motivazione

Il modello di Susan Harter sulla competence motivation descrive un processo molto importante.

Il bambino:

  1. prova a svolgere un compito;
  2. ottiene un risultato;
  3. riceve un feedback;
  4. aggiorna la propria percezione di competenza;
  5. decide, implicitamente, quanto sarà disposto a riprovare.

Quando la percezione di competenza cresce, aumentano anche la motivazione intrinseca e la disponibilità a nuovi tentativi.

Se questo circuito si interrompe, il bambino tende invece a ridurre progressivamente l’esposizione al compito.

Competenza, autonomia e relazione

La teoria dell’autodeterminazione di Deci e Ryan identifica tre bisogni psicologici di base:

  • competenza;
  • autonomia;
  • relazione.

Applicati alla scuola calcio significano creare un ambiente nel quale il bambino possa sentirsi capace, avere piccoli spazi di scelta e percepirsi parte del gruppo.

Competenza: esercizi nei quali il bambino possa sperimentare la sensazione di riuscire.

Autonomia: situazioni in cui possa compiere piccole scelte.

Relazione: un ambiente nel quale si senta accolto dal gruppo e dall’allenatore.

Quando questi tre elementi convivono, il contesto favorisce la motivazione intrinseca.

Tra 5 e 8 anni il bambino non si valuta come un adulto

Tra i 5 e gli 8 anni, la percezione delle proprie capacità è ancora fortemente influenzata dal giudizio degli adulti.

I bambini tendono inoltre a sovrastimare le proprie abilità e non distinguono ancora stabilmente tra impegno e capacità.

Questa apparente “illusione di competenza” non deve necessariamente essere combattuta: può sostenere l’esplorazione, il tentativo e la voglia di continuare.

L’errore è introdurre troppo presto classificazioni e gerarchie di valore che il bambino non è ancora pronto a elaborare in maniera funzionale.

Come allenare bambini di 5-6 anni e 7-8 anni

Le richieste devono essere coerenti con la fase evolutiva.

Scuola calcio 5-6 anni

Tra i 5 e i 6 anni, l’attività dovrebbe concentrarsi soprattutto su:

  • regolazione emotiva;
  • scoperta del movimento;
  • gioco;
  • esplorazione;
  • esperienze motorie differenti.

In questa fase non dovrebbe esserci una vera aspettativa prestativa.

Richiedere lunghi periodi di concentrazione non tiene conto delle caratteristiche evolutive della fascia d’età.

Scuola calcio 7-8 anni

Tra i 7 e gli 8 anni possono essere introdotti gradualmente:

  • rispetto della regola;
  • brevi periodi di attenzione;
  • controllo del comportamento;
  • primi esercizi con due consegne;
  • semplici attività di autoregolazione.

È una fase nella quale la competenza comincia quindi a comprendere non soltanto il movimento, ma anche aspetti di controllo e organizzazione del comportamento.

Prima del calcio viene il movimento

Uno degli aspetti più importanti per questa fascia d’età è l’alfabetizzazione motoria.

Le abilità fondamentali comprendono, tra le altre:

  • correre;
  • saltare;
  • lanciare;
  • ricevere;
  • cambiare direzione;
  • mantenere l’equilibrio.

La relazione tra competenza motoria e percezione di competenza può alimentarsi reciprocamente: chi dispone di un repertorio motorio più ampio tende a sentirsi più competente e chi si percepisce competente tende a esporsi maggiormente alle attività motorie.

Una scuola calcio efficace non insegna soltanto calcio

In questa fase, il compito non dovrebbe essere anticipare il prima possibile il calcio degli adulti.

L’obiettivo è costruire movimento, varietà ed esperienza.

Il modello di sviluppo dell’atleta di Côté colloca questa età nella fase del sampling, caratterizzata da molteplici esperienze e da una quota importante di deliberate play: gioco orientato al divertimento, con molte varianti e spazio per l’iniziativa dei bambini.

Il ruolo dell’allenatore: far percepire i progressi

Tra i 5 e gli 8 anni il bambino non possiede ancora una capacità precisa di autovalutazione.

L’allenatore ha quindi un compito essenziale: rendere visibile al bambino ciò che sta imparando.

Lo strumento principale è il feedback.

Un feedback efficace dovrebbe essere:

  • semplice;
  • specifico;
  • costruttivo;
  • positivo;
  • immediato.

Feedback semplice

Deve essere breve e comprensibile.

Troppe informazioni insieme aumentano la confusione.

Feedback specifico

Deve riguardare l’aspetto del compito sul quale il bambino stava lavorando.

Feedback costruttivo

Non basta segnalare l’errore.

Occorre aiutare il giocatore a capire:

  • perché è successo;
  • che cosa può provare a fare diversamente.

Feedback immediato

La correzione deve arrivare vicino all’esecuzione, quando il bambino può ancora collegarla chiaramente all’azione appena svolta.

Correggere il comportamento, non etichettare il bambino

Esiste una grande differenza tra dire:

“Sei distratto.”

e dire:

“In questa azione hai guardato la palla e non il compagno: la prossima volta prova a guardarti intorno prima di ricevere.”

Nel primo caso il giudizio riguarda la persona.

Nel secondo riguarda un comportamento modificabile.

La critica costruttiva dovrebbe quindi essere focalizzata sulla prestazione e orientata al miglioramento, evitando etichette personali che il bambino potrebbe interiorizzare.

Il clima motivazionale nella scuola calcio

Non conta soltanto quale esercizio viene proposto.

Conta anche l’ambiente nel quale viene proposto.

La ricerca sul clima motivazionale distingue tra due impostazioni principali.

Clima orientato alla padronanza

Il successo significa migliorare rispetto a sé stessi.

Clima orientato alla prestazione

Il successo significa essere migliori degli altri.

Nei bambini, un ambiente orientato alla padronanza favorisce divertimento, apprendimento e continuità nella pratica sportiva, riducendo il peso del confronto costante con i compagni.

Il modello TARGET applicato alla scuola calcio

Il modello TARGET di Ames offre sei leve pratiche per costruire un ambiente orientato alla crescita.

T — Task

Proporre compiti vari e con livelli di difficoltà differenti.

Non tutti i bambini devono necessariamente svolgere lo stesso esercizio nello stesso modo.

A — Authority

Lasciare piccoli spazi di scelta.

Per esempio:

  • scegliere una variante;
  • scegliere un compagno;
  • decidere tra due possibilità.

R — Recognition

Riconoscere il progresso individuale, evitando che l’unico riconoscimento sia pubblico e comparativo.

G — Grouping

Utilizzare gruppi flessibili e modificarli frequentemente.

Evitare gruppi fissi identificati implicitamente come “forti” e “deboli”.

E — Evaluation

Valutare il bambino in relazione al proprio progresso e alla padronanza del compito.

T — Time

Rispettare tempi di apprendimento differenti.

Ogni bambino può avere un proprio ritmo.

Quanto deve essere difficile un esercizio?

Un esercizio troppo semplice rischia di non stimolare.

Uno troppo difficile può invece portare all’evitamento.

La difficoltà deve quindi essere proporzionata alle competenze già possedute.

Una possibile zona di riferimento è quella nella quale il bambino riesce circa due volte su tre: abbastanza difficile da rappresentare una sfida, ma non così difficile da distruggere la sensazione di efficacia.

5 errori da evitare nella scuola calcio 5-8 anni

1. Anticipare la competizione formale

Classifiche, titolari e ruoli rigidi possono anticipare il confronto sociale in una fase nella quale la percezione di competenza è ancora fragile.

2. Selezionare troppo presto

La selezione precoce rischia di attribuire significati eccessivi alle differenze presenti in una fase evolutiva ancora estremamente variabile.

3. Usare l’esercizio come punizione

Correre, fare piegamenti o svolgere un esercizio non dovrebbe diventare una conseguenza negativa.

Associare attività fisica e punizione va nella direzione opposta rispetto alla costruzione della motivazione intrinseca.

4. Correggere continuamente

Più istruzioni non significano necessariamente più apprendimento.

Un eccesso di correzioni può saturare la memoria di lavoro e ridurre lo spazio per l’apprendimento attraverso l’esperienza.

5. Parlare più di quanto si giochi

Nella fascia 5-8 anni, la spiegazione dovrebbe occupare una parte minima della seduta.

Il bambino ha bisogno soprattutto di fare, provare, esplorare e giocare.

Indicazioni pratiche per allenatori, genitori e società

Per l’allenatore

Programmare non soltanto obiettivi tecnici, ma anche obiettivi psicologici.

È utile:

  • utilizzare molti più rinforzi positivi rispetto alle correzioni;
  • rendere visibili i miglioramenti;
  • concludere la seduta facendo identificare a ogni bambino qualcosa che gli è riuscito meglio rispetto al passato.

Una domanda semplice può essere:

“Che cosa ti è riuscito meglio oggi?”

Questo introduce una prima forma di autovalutazione orientata al progresso.

Per il genitore

Una delle indicazioni più semplici è cambiare la domanda dopo l’allenamento o la partita.

Invece di chiedere:

“Avete vinto?”

si può provare con:

“Che cosa hai imparato oggi?”

La domanda posta dall’adulto contribuisce a definire il criterio con il quale il bambino impara a valutare la propria esperienza.

Per la società sportiva

La formazione degli allenatori non dovrebbe riguardare soltanto tecnica e metodologia.

La comunicazione è parte integrante della competenza dell’allenatore e, come le capacità tecniche, deve essere allenata.

Dal risultato alla crescita: cosa dovrebbe misurare davvero una scuola calcio

Tra i 5 e gli 8 anni il risultato della partita racconta molto poco del percorso di sviluppo di un bambino.

È più utile chiedersi:

  • sta imparando nuove abilità?
  • prova anche quando qualcosa gli riesce difficile?
  • si sente sufficientemente competente?
  • riesce a riconoscere i propri progressi?
  • l’ambiente gli permette di scegliere e sperimentare?
  • l’errore viene vissuto come parte dell’apprendimento?
  • continua a divertirsi?

Il compito della scuola calcio, in questa fase, non è anticipare il calcio adulto.

È creare le condizioni affinché il bambino voglia continuare a imparare.

Prima del risultato viene la competenza.

E prima della competenza calcistica viene un bambino che si sente abbastanza sicuro da continuare a provare.

In sintesi

Per una scuola calcio dedicata ai bambini tra i 5 e gli 8 anni:

  • competenza percepita e competenza reale devono crescere insieme;
  • il feedback dell’allenatore ha un ruolo determinante;
  • il gioco e l’alfabetizzazione motoria devono precedere la specializzazione;
  • il miglioramento personale è più utile del confronto continuo;
  • esercizi e obiettivi devono essere adeguati all’età;
  • allenatori, genitori e società contribuiscono insieme all’immagine che il bambino costruisce di sé.

Bibliografia

Ames, C. (1992). Classrooms: Goals, structures, and student motivation. Journal of Educational Psychology, 84, 261-271.

Bergeron, M. F. et al. (2015). International Olympic Committee consensus statement on youth athletic development. British Journal of Sports Medicine, 49, 843-851.

Côté, J., Baker, J., & Abernethy, B. (2007). Practice and play in the development of sport expertise. In Handbook of Sport Psychology.

Deci, E. L., & Ryan, R. M. (2000). The “what” and “why” of goal pursuits. Psychological Inquiry, 11, 227-268.

Diamond, A. (2013). Executive functions. Annual Review of Psychology, 64, 135-168.

Harter, S. (1978). Effectance motivation reconsidered: Toward a developmental model. Human Development, 21, 34-64.

Robinson, L. E. et al. (2015). Motor competence and its effect on positive developmental trajectories of health. Sports Medicine, 45, 1273-1284.

Sepio, D. Materiali del Corso di Alta Formazione in Psicologia del Calcio e Mental Coaching.

Nel calcio di base si parla molto di risultati, moduli e talento. Ma tra i 5 e gli 8 anni, uno degli aspetti più importanti per lo sviluppo del bambino è un altro: sentirsi competente.

Non conta soltanto ciò che un giovane calciatore sa realmente fare. Conta anche il modo in cui percepisce le proprie capacità e il modo in cui allenatori, genitori e compagni gli restituiscono l’immagine di sé come giocatore.

Per questo, in una scuola calcio, costruire la competenza dovrebbe venire prima del risultato.

La ricerca richiamata nel documento distingue infatti tra competenza effettiva, competenza percepita e competenza riconosciuta: tre dimensioni che possono non coincidere e che influenzano la disponibilità del bambino a provare, sbagliare e continuare ad apprendere.

Che cosa significa competenza nella scuola calcio?

È utile distinguere tre livelli.

1. Competenza effettiva

È ciò che il bambino sa realmente fare.

Per esempio:

  • controllare la palla;
  • orientarsi nello spazio;
  • rispettare una regola;
  • aspettare il proprio turno.

2. Competenza percepita

È l’idea che il bambino ha di sé.

In altre parole:

“Mi sento capace di farlo?”

Questa percezione può essere molto diversa dalle capacità effettive.

3. Competenza riconosciuta

È il modo in cui adulti e coetanei comunicano al bambino se viene percepito come competente oppure no.

Un giovane calciatore tecnicamente avanti rispetto ai compagni può sentirsi inadeguato. Un altro, ancora indietro dal punto di vista motorio, può sentirsi invece capace e continuare a provare.

Ed è proprio la disponibilità a tentare, sbagliare e riprovare a creare le condizioni per l’apprendimento nel medio periodo.

Perché sentirsi efficaci alimenta la motivazione

Il modello di Susan Harter sulla competence motivation descrive un processo molto importante.

Il bambino:

  1. prova a svolgere un compito;
  2. ottiene un risultato;
  3. riceve un feedback;
  4. aggiorna la propria percezione di competenza;
  5. decide, implicitamente, quanto sarà disposto a riprovare.

Quando la percezione di competenza cresce, aumentano anche la motivazione intrinseca e la disponibilità a nuovi tentativi.

Se questo circuito si interrompe, il bambino tende invece a ridurre progressivamente l’esposizione al compito.

Competenza, autonomia e relazione

La teoria dell’autodeterminazione di Deci e Ryan identifica tre bisogni psicologici di base:

  • competenza;
  • autonomia;
  • relazione.

Applicati alla scuola calcio significano creare:

Competenza
Esercizi nei quali il bambino possa sperimentare la sensazione di riuscire.

Autonomia
Situazioni in cui possa compiere piccole scelte.

Relazione
Un ambiente nel quale si senta accolto dal gruppo e dall’allenatore.

Quando questi tre elementi convivono, il contesto favorisce la motivazione intrinseca.

Tra 5 e 8 anni il bambino non si valuta come un adulto

Un elemento particolarmente importante riguarda l’età.

Tra i 5 e gli 8 anni, la percezione delle proprie capacità è ancora fortemente influenzata dal giudizio degli adulti.

I bambini tendono inoltre a sovrastimare le proprie abilità e non distinguono ancora stabilmente tra impegno e capacità.

Questa apparente “illusione di competenza” non deve necessariamente essere combattuta: può sostenere l’esplorazione, il tentativo e la voglia di continuare.

L’errore è introdurre troppo presto classificazioni e gerarchie di valore che il bambino non è ancora pronto a elaborare in maniera funzionale.

Come allenare bambini di 5-6 anni e 7-8 anni

Le richieste devono essere coerenti con la fase evolutiva.

Scuola calcio 5-6 anni

Tra i 5 e i 6 anni, l’attività dovrebbe concentrarsi soprattutto su:

  • regolazione emotiva;
  • scoperta del movimento;
  • gioco;
  • esplorazione;
  • esperienze motorie differenti.

In questa fase non dovrebbe esserci una vera aspettativa prestativa.

Richiedere lunghi periodi di concentrazione non tiene conto delle caratteristiche evolutive della fascia d’età.

Scuola calcio 7-8 anni

Tra i 7 e gli 8 anni possono essere introdotti gradualmente:

  • rispetto della regola;
  • brevi periodi di attenzione;
  • controllo del comportamento;
  • primi esercizi con due consegne;
  • semplici attività di autoregolazione.

È una fase nella quale la competenza comincia quindi a comprendere non soltanto il movimento, ma anche aspetti di controllo e organizzazione del comportamento.

Prima del calcio viene il movimento

Uno degli aspetti più importanti per questa fascia d’età è l’alfabetizzazione motoria.

Le abilità fondamentali comprendono, tra le altre:

  • correre;
  • saltare;
  • lanciare;
  • ricevere;
  • cambiare direzione;
  • mantenere l’equilibrio.

La relazione tra competenza motoria e percezione di competenza può alimentarsi reciprocamente: chi dispone di un repertorio motorio più ampio tende a sentirsi più competente e chi si percepisce competente tende a esporsi maggiormente alle attività motorie.

Una scuola calcio efficace non insegna soltanto calcio

In questa fase, il compito non dovrebbe essere anticipare il prima possibile il calcio degli adulti.

L’obiettivo è costruire movimento, varietà ed esperienza.

Nel materiale viene richiamato il modello di sviluppo dell’atleta di Côté, che colloca questa età nella fase del sampling, caratterizzata da molteplici esperienze e da una quota importante di deliberate play: gioco orientato al divertimento, con molte varianti e spazio per l’iniziativa dei bambini.

Il ruolo dell’allenatore: far percepire i progressi

Tra i 5 e gli 8 anni il bambino non possiede ancora una capacità precisa di autovalutazione.

L’allenatore ha quindi un compito essenziale:

rendere visibile al bambino ciò che sta imparando.

Lo strumento principale è il feedback.

Un feedback efficace dovrebbe essere:

  • semplice;
  • specifico;
  • costruttivo;
  • positivo;
  • immediato.

Feedback semplice

Deve essere breve e comprensibile.

Troppe informazioni insieme aumentano la confusione.

Feedback specifico

Deve riguardare l’aspetto del compito sul quale il bambino stava lavorando.

Feedback costruttivo

Non basta segnalare l’errore.

Occorre aiutare il giocatore a capire:

  • perché è successo;
  • che cosa può provare a fare diversamente.

Feedback immediato

La correzione deve arrivare vicino all’esecuzione, quando il bambino può ancora collegarla chiaramente all’azione appena svolta.

Correggere il comportamento, non etichettare il bambino

Esiste una grande differenza tra:

“Sei distratto.”

e:

“In questa azione hai guardato la palla e non il compagno: la prossima volta prova a guardarti intorno prima di ricevere.”

Nel primo caso il giudizio riguarda la persona.

Nel secondo riguarda un comportamento modificabile.

Il documento distingue proprio tra critica distruttiva, rivolta alla persona e poco precisa, e critica costruttiva, focalizzata sulla prestazione e orientata al miglioramento.

Il clima motivazionale nella scuola calcio

Non conta soltanto quale esercizio viene proposto.

Conta anche l’ambiente nel quale viene proposto.

La ricerca sul clima motivazionale distingue tra:

Clima orientato alla padronanza
Il successo significa migliorare rispetto a sé stessi.

Clima orientato alla prestazione
Il successo significa essere migliori degli altri.

Nei bambini, un ambiente orientato alla padronanza viene associato nel documento a maggiore divertimento, minore ansia competitiva e minore abbandono.

Il modello TARGET applicato alla scuola calcio

Il modello TARGET di Ames offre sei leve pratiche per costruire un ambiente orientato alla crescita.

T — Task

Proporre compiti vari e con livelli di difficoltà differenti.

Non tutti i bambini devono necessariamente svolgere lo stesso esercizio nello stesso modo.

A — Authority

Lasciare piccoli spazi di scelta.

Per esempio:

  • scegliere una variante;
  • scegliere un compagno;
  • decidere tra due possibilità.

R — Recognition

Riconoscere il progresso individuale, evitando che l’unico riconoscimento sia pubblico e comparativo.

G — Grouping

Utilizzare gruppi flessibili e modificarli frequentemente.

Evitare gruppi fissi identificati implicitamente come “forti” e “deboli”.

E — Evaluation

Valutare il bambino in relazione al proprio progresso e alla padronanza del compito.

T — Time

Rispettare tempi di apprendimento differenti.

Ogni bambino può avere un proprio ritmo.

Quanto deve essere difficile un esercizio?

Un esercizio troppo semplice rischia di non stimolare.

Uno troppo difficile può invece portare all’evitamento.

La difficoltà deve quindi essere proporzionata alle competenze già possedute.

Nel documento viene proposta come riferimento una zona nella quale il bambino riesce circa due volte su tre: abbastanza difficile da rappresentare una sfida, ma non così difficile da distruggere la sensazione di efficacia.

5 errori da evitare nella scuola calcio 5-8 anni

1. Anticipare la competizione formale

Classifiche, titolari e ruoli rigidi possono anticipare il confronto sociale in una fase nella quale la percezione di competenza è ancora fragile.

2. Selezionare troppo presto

La selezione precoce rischia di attribuire significati eccessivi alle differenze presenti in una fase evolutiva ancora estremamente variabile.

3. Usare l’esercizio come punizione

Correre, fare piegamenti o svolgere un esercizio non dovrebbe diventare una conseguenza negativa.

Associare attività fisica e punizione va nella direzione opposta rispetto alla costruzione della motivazione intrinseca.

4. Correggere continuamente

Più istruzioni non significano necessariamente più apprendimento.

Un eccesso di correzioni può saturare la memoria di lavoro e ridurre lo spazio per l’apprendimento attraverso l’esperienza.

5. Parlare più di quanto si giochi

Nella fascia 5-8 anni, la spiegazione dovrebbe occupare una parte minima della seduta.

Il bambino ha bisogno soprattutto di fare, provare, esplorare e giocare.

Indicazioni pratiche per allenatori, genitori e società

Per l’allenatore

Programmare non soltanto obiettivi tecnici, ma anche obiettivi psicologici.

Tra le indicazioni operative presenti nel documento:

  • utilizzare molti più rinforzi positivi rispetto alle correzioni;
  • rendere visibili i miglioramenti;
  • concludere la seduta facendo identificare a ogni bambino qualcosa che gli è riuscito meglio rispetto al passato.

Una domanda semplice può essere:

“Che cosa ti è riuscito meglio oggi?”

Questo introduce una prima forma di autovalutazione orientata al progresso.

Per il genitore

Una delle indicazioni più semplici è cambiare la domanda dopo l’allenamento o la partita.

Invece di:

“Avete vinto?”

provare con:

“Che cosa hai imparato oggi?”

La domanda posta dall’adulto contribuisce infatti a definire il criterio con il quale il bambino impara a valutare la propria esperienza.

Per la società sportiva

La formazione degli allenatori non dovrebbe riguardare soltanto tecnica e metodologia.

La comunicazione è parte integrante della competenza dell’allenatore e, come le capacità tecniche, deve essere allenata.

Dal risultato alla crescita: cosa dovrebbe misurare davvero una scuola calcio

Tra i 5 e gli 8 anni il risultato della partita racconta molto poco del percorso di sviluppo di un bambino.

È più utile chiedersi:

  • sta imparando nuove abilità?
  • prova anche quando qualcosa gli riesce difficile?
  • si sente sufficientemente competente?
  • riesce a riconoscere i propri progressi?
  • l’ambiente gli permette di scegliere e sperimentare?
  • l’errore viene vissuto come parte dell’apprendimento?
  • continua a divertirsi?

Il compito della scuola calcio, in questa fase, non è anticipare il calcio adulto.

È creare le condizioni affinché il bambino voglia continuare a imparare.

Prima del risultato viene la competenza.

E prima della competenza calcistica viene un bambino che si sente abbastanza sicuro da continuare a provare.

In sintesi

Per una scuola calcio dedicata ai bambini tra i 5 e gli 8 anni:

  • competenza percepita e competenza reale devono crescere insieme;
  • il feedback dell’allenatore ha un ruolo determinante;
  • il gioco e l’alfabetizzazione motoria devono precedere la specializzazione;
  • il miglioramento personale è più utile del confronto continuo;
  • esercizi e obiettivi devono essere adeguati all’età;
  • allenatori, genitori e società contribuiscono insieme all’immagine che il bambino costruisce di sé.

Fonti

  • Ames, C. (1992). Classrooms: Goals, structures, and student motivation. Journal of Educational Psychology, 84, 261-271.
  • Bergeron, M. F. et al. (2015). International Olympic Committee consensus statement on youth athletic development. British Journal of Sports Medicine, 49, 843-851.
  • Côté, J., Baker, J., & Abernethy, B. (2007). Practice and play in the development of sport expertise. In Handbook of Sport Psychology.
  • Deci, E. L., & Ryan, R. M. (2000). The “what” and “why” of goal pursuits. Psychological Inquiry, 11, 227-268.
  • Diamond, A. (2013). Executive functions. Annual Review of Psychology, 64, 135-168.
  • Harter, S. (1978). Effectance motivation reconsidered: Toward a developmental model. Human Development, 21, 34-64.
  • Robinson, L. E. et al. (2015). Motor competence and its effect on positive developmental trajectories of health. Sports Medicine, 45, 1273-1284.
  • Sepio, D. Materiali del Corso di Alta Formazione in Psicologia del Calcio e Mental Coaching.

Vuoi capire meglio il tuo valore in campo?

Con FUTNET puoi caricare i tuoi video, scegliere lo scout e ricevere una valutazione professionale completa del tuo profilo calcistico.

  • Analisi del profilo del calciatore
  • Valutazione dei video e dei materiali inviati
  • Report completo con indicazioni utili
  • Supporto per presentarsi meglio