FUTNET Interviste

“Il talento in Italia c’è, va solo ripreso”: intervista a Dario Marcolin

Dario Marcolin, ex calciatore di Serie A, Premier League e Champions League, è tra i valutatori Futnet. Ha vinto uno Scudetto con la Lazio, una Coppa delle Coppe UEFA, due…
Interviste 10 Ago 2026

Dario Marcolin, ex calciatore di Serie A, Premier League e Champions League, è tra i valutatori Futnet. Ha vinto uno Scudetto con la Lazio, una Coppa delle Coppe UEFA, due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana. Ha giocato in Champions League col Blackburn nella stagione 1998-1999. Oggi è voce autorevole del calcio italiano negli studi DAZN. In questa intervista, la terza della serie Riconoscere il talento, Marcolin racconta il proprio percorso, la propria visione sul calcio giovanile italiano e la ragione per cui ha scelto di far parte di Futnet.

A dodici anni, professionista

A dodici anni sono andato via da Brescia per andare alla Cremonese. Ho cominciato il professionismo lì, a quell’età. E lì, quando sei così giovane e ti trovi già in un contesto professionistico, sei molto mentalizzato. Cominci a credere in te stesso. Cominci ad avere la forza mentale di stare a quel livello.

Poi piano piano, più passano gli anni, arrivi magari alla primavera. E lì capisci che puoi fare il salto. Il salto lo fai per i mezzi tecnici, per l’applicazione, ma anche per la testa che hai.

Si dice che i giocatori sono già formati a quell’età. E oggi, per il calcio italiano, è importante ricreare questa cosa. Perché comunque dobbiamo ritirare fuori dei talenti per il nostro calcio, ma soprattutto creare una tipologia di modello per far tornare i ragazzi a un certo livello.

Sacrificio, testa, mezzi tecnici

Ci sono tanti aspetti che non possono mancare quando parliamo di valorizzare un giovane calciatore.

Il primo è il sacrificio. Quando gli altri a dodici, tredici, quindici anni vanno a divertirsi il sabato e la domenica, anche a diciotto, tu stai a casa perché il giorno dopo devi giocare. Oppure vai in ritiro. Quello è già un sacrificio.

La testa è l’arma in più che hai per fare la carriera. Perché quando tu sei solido di testa vuol dire che là ci arrivi in un modo o nell’altro. Hai l’obiettivo ben chiaro.

E poi i mezzi tecnici, che vanno trovati. È quello che facciamo un po’ noi con Futnet: trovare quella qualità, quella tecnica, quei giocatori dotati di una qualità superiore rispetto agli altri. Dobbiamo andare a trovarli. E quando ce l’hai, il talento va valorizzato.

Nei nostri tempi c’erano meno numericamente giocatori a disposizione. Oggi tutti fanno i calciatori. Mille partono e tre arrivano. Nel periodo mio, per fare il calciatore, dovevi avere veramente qualità superiori.

Il talento in Italia c’è

Il talento in Italia c’è. E va solo ripreso.

Faccio un esempio. La partita Bosnia-Italia. In Bosnia ci sono due milioni di abitanti, l’Italia ne ha sessanta milioni. In quei sessanta milioni deve esserci per forza questo talento da tirare fuori.

Ecco perché con Futnet abbiamo la possibilità di andare a riprenderci quello che è nostro. Cosa vuol dire? Andiamo a ritrovare i nostri italiani forti. In Italia mancano i numeri 10. Siamo rimasti a Del Piero, Baggio, Totti, Zola, Mancini e tanti altri.

Noi dobbiamo andare a riprendere quello. Gli italiani erano famosi perché avevano una qualità, un estro, una tecnica diversa dagli altri. Noi dobbiamo andare con Futnet a riprenderci questi giocatori e tirargli fuori le loro qualità.

Cosa non ha funzionato negli ultimi anni? Per me due cose. Sono stati privilegiati tanto i giocatori fisici. Oggi per giocare in Serie A, i giocatori campioni magari vengono dall’estero. Sugli italiani, magari fisicamente sei forte, ti mettono in prima squadra e giochi. Ma una volta, per giocare in Serie A, dovevi avere grande tecnica, avere un valore superiore.

E l’altro elemento riguarda il settore giovanile. Viene messo davanti il modulo, i compiti dentro il campo, più che la fantasia. Quando c’eravamo noi, nel periodo di Albertini, Corini, Dino Baggio, Panucci, Cannavaro, Delvecchio, Toldo, tutti quei giocatori lì avevano più libertà dentro il campo. Oggi sei legato: la linea a quattro, sull’esterno devi fare questo movimento. Quello ti porta via un po’ di fantasia. E forse ha depauperato il prodotto, quello che cerchiamo nel talento stesso del calciatore.

I genitori devono restare due passi indietro

Le famiglie sono il primo covo dell’educazione di un figlio, di un giovane talento. Questo vale per qualsiasi settore.

Io vado sulla mia esperienza. I miei genitori non sono mai entrati in quello che facevo io. Mi seguivano al duecento per cento. Ma non hanno mai messo bocca sul “quello sì, quello assolutamente no”. Nell’evoluzione oggi il genitore, secondo me, deve prendere esempio da quello che è successo a me: rimanere due passi indietro.

Oggi il giocatore giovane quasi ascolta l’allenatore più del padre. Conviene interagire, essere bravi a condividere anche la testa del figlio, e non riempirgliela di cose sbagliate.

Quando dico che la testa è l’arma in più che hai per fare la carriera, ce l’ha il ragazzo. Ma ce la deve avere anche chi accompagna il figlio.

Ai padri consiglio di appoggiare, consigliare, non criticare. Crescere insieme al figlio, non davanti a lui.

Il Sud Italia e le zone meno servite

Con Futnet spero di trovare quella qualità che è mancata nel nostro campionato e nei settori giovanili ultimamente. Il talento puro.

Ma anche qualcosa di più specifico. Le isole, per esempio. Trovare dei giocatori che magari stanno in Sicilia, in Sardegna, in Puglia, in Calabria. Zone che non sono così servite come possono essere il Nord o il Centro Italia, dove ci sono tanti osservatori che girano di più.

Al Sud Italia, di osservatori ne girano meno. E lì possiamo dare una grande occasione a questi giocatori. Non dico che vengono trascurati. Ma non emergono per le circostanze che hanno. E quello può essere una grande cosa che facciamo.

Poi c’è un altro tipo di talento che va costruito. Nel dare consiglio, nel creare personalità, nel dare fiducia. Nel dire “questo funziona, questo no”. Oggi, per quei ragazzi, relazionarsi con noi che abbiamo già vissuto, che abbiamo uno scheletro davanti di quello che gli può succedere in positivo, e proporglielo — quella è una grande cosa.

Il talento è a 360°

C’è un’ultima cosa che voglio dire. Sul talento in sé, sul concetto.

Faccio un esempio. Rino Gattuso, quando giocava, magari ti rubava meno l’occhio perché non faceva i dribbling. Ma recuperava cento palloni. Aveva carattere. Ecco, quello può essere un talento. Non per forza il talento deve essere quello tecnico di dribblare o tirare a centrocampo e mettere la palla all’incrocio dei pali.

Può essere un talento mentale, un talento tattico. Noi per talento siamo abituati a dire “col pallone tra i piedi e la giocata è impressionante”. Non è solo quello. Il talento è a trecentosessanta gradi.

I campioni sono campioni in campo e fuori. Sono strutturati a trecentosessanta gradi. E riconoscere questo è una fase di carriera in cui si possono sviluppare diversi talenti, e comprendere anche come incanalarli. Che ruolo avere in campo. Come percepirsi.

Con Futnet noi ci mettiamo in mezzo nel momento delle decisioni. Nel momento della crescita, o della perdita. Quando tu entri lì, riesci a trasportare i ragazzi e a fargli capire l’occasione che hanno. Per questo dico: all’età di tredici, quattordici, quindici anni, noi possiamo essere una sorta di supporto importante per non sbagliare la decisione.

Cosa devono aspettarsi padri e figli da Futnet? L’occasione. L’opportunità di essere anche giudicati da gente di calcio come noi, che gli deve dire — tra virgolette — la verità. In positivo o in negativo. È ovvio che tutti ci auguriamo il positivo, perché poi può essere qualcosa di straordinario per loro. Magari anche dai nostri contatti andiamo a prendere quel giocatore, lo portiamo a un livello tale, o anche a provare con delle squadre più importanti. Preso dalla sua terra e portato a un livello dove poi gli viene data l’occasione per farcela.

Vuoi capire meglio il tuo valore in campo?

Con FUTNET puoi caricare i tuoi video, scegliere lo scout e ricevere una valutazione professionale completa del tuo profilo calcistico.

  • Analisi del profilo del calciatore
  • Valutazione dei video e dei materiali inviati
  • Report completo con indicazioni utili
  • Supporto per presentarsi meglio