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Perché il calcio italiano non forma calciatori come Lamine Yamal

Il percorso di Lamine Yamal ha riaperto una domanda che il calcio italiano si pone da anni: perché i talenti nel calcio italiano faticano così tanto a raggiungere…
Consigli 31 Lug 2026

Il percorso di Lamine Yamal ha riaperto una domanda che il calcio italiano si pone da anni: perché i talenti nel calcio italiano faticano così tanto a raggiungere rapidamente i massimi livelli?

Il problema non è necessariamente l’assenza di qualità. Le Nazionali giovanili continuano a ottenere risultati importanti e ogni stagione emergono ragazzi interessanti. Tuttavia, tra il talento mostrato nelle categorie giovanili e la possibilità di imporsi stabilmente nel calcio professionistico esiste ancora un passaggio molto complesso.

Il confronto con Yamal non serve a cercare un colpevole o a sostenere che ogni giovane calciatore debba esordire a quindici anni. Serve, piuttosto, a comprendere quali condizioni permettono a un talento di essere individuato, formato e accompagnato senza disperdersi lungo il percorso.

Lamine Yamal: un talento eccezionale dentro un sistema strutturato

Il 19 luglio 2026, a diciannove anni e sei giorni, Lamine Yamal ha vinto il Mondiale con la Spagna. È diventato così il più giovane calciatore della storia ad aver conquistato sia un Europeo sia una Coppa del Mondo.

A livello di club aveva già vinto tre campionati spagnoli, una Copa del Rey e due Supercoppe con il Barcellona. Nel 2025 era inoltre diventato il primo calciatore a conquistare per due volte consecutive il Kopa Trophy, il riconoscimento assegnato al miglior giocatore Under 21, arrivando anche secondo nella classifica del Pallone d’Oro.

Sono numeri eccezionali. Tuttavia, raccontare Yamal soltanto come un fenomeno irripetibile rischia di nascondere una parte importante della sua storia.

Il talento individuale è stato decisivo, ma è cresciuto dentro un’organizzazione capace di riconoscerlo presto, inserirlo in un metodo coerente e accompagnarlo fino alla prima squadra.

Come Lamine Yamal è arrivato al Barcellona

Yamal è cresciuto a Rocafonda, quartiere di Mataró, nell’area metropolitana di Barcellona. Dopo le prime esperienze nel club locale CF La Torreta, è entrato nel settore giovanile del Barcellona nel 2014, quando aveva sette anni.

Da quel momento ha seguito per quasi un decennio il percorso formativo blaugrana.

Il 29 aprile 2023 ha esordito nella prima squadra del Barcellona a quindici anni e 291 giorni, diventando il più giovane calciatore della storia del club a disputare una partita ufficiale.

Nel 2024 ha partecipato all’Europeo con la Spagna, diventando il più giovane calciatore a giocare e segnare nella competizione. Il giorno successivo al suo diciassettesimo compleanno ha vinto il torneo ed è stato nominato miglior giovane dell’Europeo.

La sua crescita è stata straordinaria. Allo stesso tempo, è avvenuta all’interno di un sistema nel quale settore giovanile e prima squadra condividono principi, linguaggio e metodi di lavoro.

Cosa fa La Masia per sviluppare i giovani talenti

La Masia non è soltanto una struttura nella quale vivono e si allenano i ragazzi del Barcellona. È la parte più riconoscibile di un modello formativo costruito nel corso di decenni.

Le squadre giovanili lavorano seguendo principi coordinati con quelli del club. Di conseguenza, quando un ragazzo passa da una categoria all’altra, non deve imparare ogni volta un modo completamente nuovo di interpretare il gioco.

Cambiano gli allenatori, l’età degli avversari e il livello della competizione. Tuttavia, rimangono riconoscibili alcuni elementi:

  • gestione tecnica del pallone;
  • comprensione degli spazi;
  • capacità di prendere decisioni rapidamente;
  • partecipazione collettiva alla costruzione del gioco;
  • responsabilità del calciatore anche in fase di possesso.

Il metodo adottato dalle Academy ufficiali del Barcellona riprende infatti gli stessi principi formativi applicati alla prima squadra e alle selezioni della Masia.

Questa continuità riduce la distanza tecnica e mentale tra il vivaio e il calcio professionistico.

Un settore giovanile che produce calciatori professionisti

La Masia ha formato, tra gli altri, Lionel Messi, Xavi, Andrés Iniesta, Sergio Busquets, Gerard Piqué, Cesc Fàbregas, Gavi, Pau Cubarsí e Lamine Yamal.

Secondo il CIES Football Observatory, nel gennaio 2026 il Barcellona era il club che aveva formato il maggior numero di calciatori impiegati nei cinque principali campionati europei: quaranta.

Il dato non significa che ogni ragazzo entrato nella Masia arrivi nella prima squadra blaugrana. Dimostra però che il sistema riesce a produrre calciatori preparati anche per altre realtà professionistiche.

L’obiettivo di un vivaio, infatti, non può essere soltanto trovare il prossimo fuoriclasse. Deve creare un percorso che migliori concretamente il maggior numero possibile di giovani.

Il problema della continuità nei settori giovanili italiani

Anche il calcio italiano possiede allenatori preparati, società virtuose e vivai di alto livello. Il problema nasce quando queste eccellenze rimangono esperienze isolate e non diventano parte di un modello condiviso.

Un giovane può cambiare diversi allenatori durante il proprio percorso. Il cambiamento, in sé, non è negativo: confrontarsi con tecnici differenti può arricchire un calciatore.

La difficoltà emerge quando, insieme all’allenatore, cambiano completamente:

  • filosofia di gioco;
  • priorità tecniche;
  • posizione in campo;
  • criteri di valutazione;
  • obiettivi della stagione;
  • rapporto tra risultato e formazione.

In questi casi il ragazzo rischia di ricevere indicazioni contraddittorie. Un anno viene incoraggiato a costruire il gioco, quello successivo a liberarsi immediatamente del pallone. Un allenatore premia la creatività, un altro considera ogni rischio tecnico un errore.

La mancanza di un’identità formativa comune può quindi rallentare lo sviluppo dei giovani talenti italiani.

Formare oppure vincere subito?

Un altro nodo riguarda il peso attribuito al risultato nelle categorie giovanili.

Vincere è importante. Insegna a competere, gestire la pressione e assumersi responsabilità. Tuttavia, nei settori giovanili il risultato non dovrebbe diventare l’unico criterio con cui valutare il lavoro di un allenatore.

Quando la classifica prevale sulla crescita individuale, il rischio è che vengano privilegiati:

  • i ragazzi fisicamente più sviluppati;
  • le soluzioni tattiche meno rischiose;
  • i calciatori che garantiscono risultati immediati;
  • la specializzazione precoce in un solo ruolo;
  • la riduzione dell’iniziativa personale.

Un giovane meno sviluppato fisicamente, ma dotato di visione, tecnica o capacità decisionale, potrebbe avere bisogno di più tempo. Se viene valutato soltanto per ciò che riesce a fare nel presente, il suo potenziale futuro rischia di essere sottovalutato.

Il compito della formazione dovrebbe essere vincere senza perdere di vista ciò che un ragazzo potrà diventare.

Scouting giovanile: quando viene riconosciuto il talento?

Il percorso di Yamal evidenzia anche l’importanza dello scouting.

Entrare nel Barcellona a sette anni gli ha permesso di trascorrere quasi tutta la propria crescita calcistica nello stesso ambiente. In Italia, invece, la possibilità di essere osservati può dipendere maggiormente dal territorio, dalla società di appartenenza e dai collegamenti esistenti con i club professionistici.

Un ragazzo che gioca in una scuola calcio affiliata, partecipa a tornei nazionali o vive vicino a un grande centro sportivo può ricevere più opportunità di osservazione rispetto a un coetaneo che gioca in provincia.

La qualità tecnica può essere simile. Le occasioni per mostrarla, però, non sono sempre le stesse.

Le regole FIGC sui raduni selettivi

La FIGC tutela le fasce più giovani attraverso regole precise. Per la stagione sportiva 2025-2026, i raduni selettivi autorizzati possono coinvolgere soltanto giovani calciatori che abbiano compiuto almeno dodici anni nell’anno di inizio della stagione.

La norma risponde a esigenze educative comprensibili: ridurre la pressione, evitare selezioni esasperate e proteggere il diritto dei bambini a vivere il calcio come attività formativa.

Allo stesso tempo, rende ancora più importante costruire reti territoriali capaci di osservare i ragazzi senza trasformare il calcio di base in una competizione permanente.

Il tema non è anticipare la selezione a ogni costo. È evitare che il luogo in cui un bambino nasce o la società nella quale inizia a giocare determinino completamente la sua possibilità di essere conosciuto.

La geografia delle opportunità nel calcio italiano

In Italia quasi 900.000 giovani praticano calcio a livello federale. Il 22,7% dei ragazzi tra cinque e sedici anni risulta tesserato per la FIGC: quasi uno su quattro.

La base è quindi molto ampia.

Tuttavia, un numero elevato di tesserati non garantisce automaticamente che tutti ricevano le stesse opportunità. Le possibilità cambiano in base alla regione, alla qualità della società, alle strutture disponibili e alla presenza di osservatori.

I talenti nel calcio italiano possono trovarsi:

  • nei vivai professionistici;
  • nelle società dilettantistiche;
  • nei piccoli centri;
  • nelle periferie delle grandi città;
  • nelle scuole calcio prive di affiliazioni importanti.

Un sistema di scouting efficace dovrebbe riuscire ad avvicinarsi a tutti questi contesti. Non per promettere una carriera professionistica a ogni ragazzo, ma per ridurre la probabilità che un profilo interessante rimanga invisibile per ragioni geografiche o relazionali.

L’imbuto tra settore giovanile e prima squadra

Essere individuati e inseriti in un vivaio professionistico non garantisce l’arrivo in prima squadra.

Il passaggio dalle giovanili al calcio degli adulti rappresenta probabilmente il momento più difficile dell’intero percorso. Tra i diciotto e i ventidue anni, un calciatore ha bisogno di allenarsi a un livello elevato, affrontare avversari più esperti e accumulare minuti in partite competitive.

Le società, però, devono contemporaneamente ottenere risultati, proteggere il proprio equilibrio economico e rispondere alle aspettative dell’ambiente.

In questo contesto, affidarsi a un calciatore già formato può apparire meno rischioso rispetto all’inserimento graduale di un ragazzo del vivaio.

Il problema non si risolve facendo giocare i giovani soltanto perché sono giovani. Occorre creare percorsi intermedi più efficaci, con prestiti coerenti, seconde squadre, allenamenti con la prima squadra e progetti tecnici costruiti sulle caratteristiche del calciatore.

Le Nazionali giovanili dimostrano che il talento esiste

I risultati delle Nazionali giovanili italiane rendono ancora più evidente il paradosso.

L’Italia ha vinto l’Europeo Under 19 nel 2023 e l’Europeo Under 17 nel 2024. Nel 2026 ha conquistato nuovamente il titolo europeo Under 17, ottenendo il secondo successo in tre edizioni.

Questi risultati dimostrano che i giovani calciatori italiani possono competere ai massimi livelli internazionali.

La questione, quindi, non riguarda soltanto la capacità di produrre talento. Riguarda soprattutto ciò che accade dopo.

Quanti ragazzi delle selezioni giovanili riescono a trovare continuità nei club? Quanti disputano regolarmente partite professionistiche? Quanti vengono inseriti in un progetto tecnico che accetta anche gli errori inevitabili della crescita?

È in questa fase che il percorso tende a restringersi.

Il confronto tra Yamal e Francesco Camarda

Lamine Yamal ha esordito con il Barcellona a quindici anni e nove mesi. Francesco Camarda ha debuttato in Serie A con il Milan il 25 novembre 2023, a quindici anni, otto mesi e quindici giorni, diventando il più giovane esordiente nella storia del campionato.

Il confronto non deve diventare un giudizio sui due calciatori. Ogni ragazzo ha caratteristiche, tempi e contesti differenti.

La differenza più interessante riguarda ciò che accade dopo l’esordio.

Un debutto da record può rappresentare un momento simbolico, ma la vera crescita richiede continuità, gestione della pressione e un programma pluriennale. Il valore di un sistema non si misura soltanto dalla capacità di far esordire un adolescente, ma dalla capacità di accompagnarlo nelle cento partite successive.

Cosa manca ai talenti nel calcio italiano

Dal confronto emergono almeno quattro aree sulle quali il sistema italiano può lavorare.

1. Una filosofia formativa riconoscibile

Ogni club dovrebbe definire principi tecnici comuni, adattandoli alle diverse fasce d’età. Il giovane deve poter cambiare allenatore senza ricominciare completamente il proprio percorso.

2. Una rete di osservazione più capillare

Il talento non vive soltanto nei grandi centri o nelle società già collegate ai club professionistici. Servono strumenti capaci di raggiungere anche le realtà periferiche.

3. Un passaggio più graduale verso il professionismo

Seconda squadra, prestiti mirati e inserimento progressivo dovrebbero essere parti dello stesso progetto, non soluzioni improvvisate alla fine del percorso giovanile.

4. Una valutazione che consideri il potenziale

Nei ragazzi non conta soltanto la prestazione del momento. Vanno analizzati tecnica, comprensione del gioco, personalità, margini di crescita e capacità di adattamento.

Perché una valutazione professionale può aiutare

Una parte del problema riguarda la formazione. Un’altra riguarda l’identificazione.

Una valutazione professionale permette di analizzare un giovane calciatore indipendentemente dal nome della società, dalla città in cui vive o dai contatti della sua famiglia.

Naturalmente, una valutazione non trasforma automaticamente un ragazzo in un professionista. Non garantisce contratti, provini o chiamate da parte dei club. Può però fornire una lettura più competente e strutturata delle sue caratteristiche.

Può inoltre aiutare il ragazzo e la famiglia a comprendere:

  • quali sono i punti di forza;
  • quali aspetti devono essere migliorati;
  • quale ruolo valorizza maggiormente il profilo;
  • come viene interpretata la prestazione da professionisti del settore;
  • in quale fase del percorso si trova il calciatore.

Come funziona la valutazione FUTNET

Su FUTNET, i video reali di partita vengono analizzati da professionisti con esperienza diretta nel calcio italiano: Walter Sabatini, Giorgio Perinetti, Cristian Brocchi, Dario Marcolin e Walter Zenga.

Il calciatore riceve un report tecnico strutturato e viene inserito nel ranking FUTNET. Il suo profilo può così essere consultato all’interno della piattaforma da club e operatori del settore.

Il servizio ha un costo di 250 euro una tantum, senza abbonamento.

FUTNET non sostituisce il lavoro degli allenatori e non può risolvere da sola i limiti del sistema calcistico italiano. Offre però uno strumento aggiuntivo per rendere la valutazione meno dipendente dal territorio, dalle conoscenze personali e dalla visibilità della società di appartenenza.

Il calcio italiano può produrre un nuovo Lamine Yamal?

Nessun sistema può programmare la nascita di un fuoriclasse. Giocatori come Lamine Yamal rimangono eccezioni anche nei migliori settori giovanili del mondo.

Il calcio italiano può però costruire condizioni migliori affinché i propri talenti non vengano dispersi.

Servono continuità tecnica, allenatori valutati per la crescita dei ragazzi, scouting territoriale, investimenti nei vivai e percorsi credibili verso le prime squadre.

L’esclusione dell’Italia dal Mondiale 2026, la terza consecutiva, ha mostrato ancora una volta quanto il problema non possa essere affrontato soltanto dopo una sconfitta della Nazionale.

Occorre intervenire prima, quando i calciatori stanno ancora costruendo le basi tecniche, mentali e tattiche del proprio futuro.

Il talento esiste. Deve avere la possibilità di essere riconosciuto

I talenti nel calcio italiano continuano a giocare nei settori giovanili professionistici, nelle società dilettantistiche, nei campi di provincia e nelle periferie.

Non tutti diventeranno professionisti. Non tutti seguiranno lo stesso percorso. Tuttavia, ciascuno dovrebbe avere la possibilità di essere valutato per ciò che dimostra sul campo, senza essere penalizzato dal luogo in cui vive o dalle relazioni della propria famiglia.

Il calcio italiano non ha bisogno di cercare ossessivamente il prossimo Lamine Yamal. Ha bisogno di costruire un sistema nel quale ogni giovane talento possa essere riconosciuto, formato e accompagnato nel modo più corretto possibile.

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FAQ

Perché il calcio italiano fatica a valorizzare i giovani talenti?

Le cause principali riguardano la discontinuità dei percorsi formativi, la diversa qualità delle strutture, la copertura territoriale dello scouting e la difficoltà di trovare minuti nel passaggio dalle giovanili alle prime squadre.

Cosa rende efficace il settore giovanile del Barcellona?

Il Barcellona utilizza un metodo formativo riconoscibile e coordinato tra le diverse categorie. I ragazzi imparano principi di gioco che ritrovano anche quando salgono di livello, riducendo la distanza tra vivaio e prima squadra.

In Italia sono consentiti i raduni selettivi per bambini?

La normativa FIGC della stagione 2025-2026 consente i raduni selettivi autorizzati soltanto per giovani calciatori che abbiano compiuto almeno dodici anni nell’anno di inizio della stagione.

Una valutazione FUTNET garantisce un provino?

No. La valutazione FUTNET non garantisce provini, contratti o una carriera professionistica. Fornisce un’analisi tecnica strutturata, un report e l’inserimento del profilo nel ranking della piattaforma.

Quanto costa la valutazione FUTNET?

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