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FUTNET Interviste

“I ragazzi che vogliono emergere meritano un’opportunità”: l’intervista a Cristian Chivu per FUTNET

L’allenatore dell'Inter Cristian Chivu si racconta a FUTNET. Dalla sua Reșița alla fascia dell'Ajax, dalla promessa fatta al padre al Triplete nerazzurro, fino al suo impegno di oggi…
Interviste 03 Ott 2026

L’allenatore dell’Inter Cristian Chivu si racconta a FUTNET. Dalla sua Reșița alla fascia dell’Ajax, dalla promessa fatta al padre al Triplete nerazzurro, fino al suo impegno di oggi per chi sogna di emergere nel calcio: Chivu entra nell’Honor Wall di FUTNET, sponsorizzando 200 valutazioni, 100 destinate a giocatori italiani e 100 a giocatori romeni.

Il primo Scudetto da allenatore dell’Inter non è solo un traguardo sportivo. Per Cristian Chivu è anche l’occasione per guardarsi indietro, raccontare da dove è partito e chiedersi cosa vuole lasciare al calcio che l’ha accolto. In questa intervista esclusiva per FUTNET, Chivu racconta il suo percorso — da Reșița alla fascia dell’Ajax, dal Triplete con l’Inter fino alla panchina dei nerazzurri — con uno sguardo che intreccia memoria personale e lettura del presente.

Al centro della conversazione, un principio chiaro: i giocatori che vogliono emergere nel calcio meritano un’opportunità. È lo stesso principio su cui nasce FUTNET, la piattaforma che permette ai giocatori di essere valutati da professionisti con esperienza ai massimi livelli del calcio. Ed è il principio per cui Chivu ha scelto di diventare il primo contributore dell’Honor Wall di FUTNET, sponsorizzando 200 valutazioni: 100 per giocatori italiani e 100 per giocatori romeni che oggi cercano un’opportunità per farsi vedere e valutare.

Dalla Romania all’Ajax: la promessa al padre

Nel 1998, a diciassette anni, Cristian Chivu perde il padre Mircea. Il giorno successivo scende in campo. Non è soltanto un episodio della sua carriera: è il momento in cui il suo percorso nel calcio si lega indissolubilmente a una promessa.

“È una promessa fatta a mio padre, è una promessa fatta a me stesso”, racconta Chivu. “Sentivo il peso di essere l’unico maschio della famiglia, sentivo il peso di prendermi cura di mia sorella, di mia madre. Ho cercato di fare di tutto per non deludere quelle che erano le aspettative su di me, ma soprattutto quello che aspettavo io da me stesso.”

Il padre lo aveva allenato da piccolo con una durezza particolare rispetto agli altri ragazzi. Lo rimandava a casa in tram, nonostante avesse a disposizione un’automobile.

“Era il suo modo di darmi dei valori. Ho imparato a cavarmela da solo. A una certa età ti dà una botta, un’iniezione di fiducia e di autostima che ti completano nel processo di maturità che un adolescente deve superare.”

Il percorso prosegue all’Ajax dove, ancora giovanissimo, Chivu diventa il più giovane capitano della storia del club.

“Fare il capitano dell’Ajax è un onore, a prescindere dall’età. Cambia l’autostima, cambia un sacco di cose. Non sei un portatore di fascia: se ci metti un po’ di intelligenza emozionale, il livello di autostima aumenta di un bel po’.”

Il settore giovanile dell’Inter e il valore della disciplina

Prima di diventare campione d’Italia alla guida della prima squadra, Chivu costruisce il proprio percorso da allenatore nel settore giovanile dell’Inter. Inizia dall’Under 14, prosegue con Under 17 e Under 18 e, nel 2021, arriva sulla panchina della Primavera. Alla prima stagione alla guida dell’Under 19 conquista lo Scudetto Primavera.

L’esperienza nel settore giovanile gli lascia una lettura precisa dei meccanismi che permettono a un giovane giocatore di emergere.

“La cosa più importante è avere una caratteristica, minimo una, per poi limarla e sfruttarla. Ma la parte mentale fa tutto”, spiega Chivu. “Più sei disciplinato dal punto di vista mentale, più possibilità hai di farcela. Ci vuole disciplina mentale nel domare i tuoi pensieri, nel domare tutte le voci intorno a te, tutto quello che senti da parte dei genitori, degli amici, dei procuratori, degli allenatori stessi.”

Il caso Pio Esposito

Tra i giovani che Chivu ha fatto crescere nel settore giovanile dell’Inter c’è anche Francesco Pio Esposito.

“Noi abbiamo avuto la fortuna di lavorare per un bel po’ insieme, dall’Under 14 alla Primavera. Pio Esposito, quando l’ho responsabilizzato dandogli la fascia, lui ha risposto alla grande, comportandosi da persona molto sensibile.”

Chivu racconta la scelta coraggiosa di Esposito di lasciare la Primavera dell’Inter per andare in Serie B, in un’altra realtà, invece di restare a segnare quaranta gol tra i giovani.

“Lì ho capito che aveva scelto la strada più difficile, quella di dimostrare contro professionisti veri. E veramente ha lavorato tanto. Quando l’ho ritrovato in prima squadra, era più pronto, più maturo, con la stessa fame e la stessa voglia di migliorarsi.”

Il principio che Chivu applica con i giovani è lo stesso che gli trasmise suo padre: far crescere senza proteggere troppo.

“Un adolescente deve avere modo di confrontarsi con varie situazioni, cercare di sistemarle. Non c’è più bella soddisfazione nel mondo di quando fai da solo determinate cose.”

Allenare oggi: senza più le urla

L’approccio di Chivu con i giovani di oggi è radicalmente diverso da quello delle generazioni precedenti.

“Non bisogna mai paragonare quello che facevamo noi. Sono due generazioni diverse, sono due modi di vivere talmente differenti che non vale la pena pensare che quello che funzionava con noi potesse funzionare anche con loro.”

Il metodo di coinvolgimento è cambiato.

“Prima gli allenatori erano molto più duri con noi. Nelle urla e nel modo di fare, loro trovavano la chiave giusta per stimolarti, per farti dire: adesso te lo faccio vedere io. Oggi non funziona questo. Oggi hanno accesso a mille cose e bisogna trovare sempre la chiave giusta per stimolarli, per farli essere presenti in quello che fanno.”

Chivu riconosce alle nuove generazioni caratteristiche che la sua non aveva.

“Noi facevamo una cosa, le nuove generazioni ti fanno tre cose in un solo momento. Hanno questa capacità di pensare a una cosa, fare un’altra e programmare anche quella lì.”

La chiave è l’empatia.

“È molto più empatico l’approccio da avere, e deve essere veloce: se la tiri alla lunga, li perdi. Il racconto deve essere breve e deve andare al dunque il prima possibile. Devi capire come sono fatti individualmente, cosa gli piace, cosa non gli piace. Si sentono visti, si sentono ascoltati, vogliono essere capiti.”

La vittoria della Champions League e il peso della responsabilità

Uno dei momenti più importanti della carriera di Chivu da giocatore è la vittoria della Champions League 2010 con l’Inter di José Mourinho, culmine del celebre Triplete che ha segnato la storia del calcio italiano.

Ma Chivu quella notte porta con sé anche il peso di una stagione complicata.

“Era un sospiro di sollievo per quello che sono state le difficoltà di quell’anno. A gennaio mi faccio male, finisco in sala operatoria, non so se posso tornare a giocare. Torno presto, dopo due mesi e mezzo si arriva in finale, si vince il campionato, la coppa e anche la Champions. Però il mio pensiero era che dovevo andare in nazionale: avevo questa responsabilità, come capitano della nazionale.”

Vincere la Champions è bellissimo, è il sogno di tutti.

“C’è una grossa differenza tra una partita di campionato e una di Champions. Non importa se è fase a gironi, se è un ottavo. È una grossa differenza per quella che è la motivazione individuale di un giocatore, ma anche per le motivazioni di una squadra.”

Alla domanda se ci si possa assuefare alla vittoria, Chivu risponde con fermezza.

“No. Le difficoltà ci sono perché non esiste una ricetta che ti dà la certezza che puoi vincere la Champions. Non esistono i soldi che ti possono comprare una Champions, non esistono nemmeno idee che ti possono comprare. È una somma di tante cose.”

La crisi del calcio italiano: una questione di cicli

L’esclusione dai Mondiali per la terza volta consecutiva ha riacceso il dibattito sulla capacità del calcio italiano di produrre talenti. Chivu offre una lettura meno catastrofista.

“Una situazione così drammatica non la vedo, perché il talento emerge sempre. Poi è una questione anche generazionale, ma anche altri Paesi hanno avuto dei problemi generazionali. Sono cicli. Il talento fa tanto, come li accompagni fa moltissimo.”

Chivu riconosce che il problema esiste, ma lo rilegge come una questione di identità più che di quantità di talenti.

“Quali erano le caratteristiche dell’Italia che funzionavano qualche anno fa? Cosa abbiamo perso? Abbiamo voluto aggiungere qualcosa? Ne abbiamo aggiunto troppo e abbiamo perso quello che era la nostra identità?”

E non accetta scuse facili.

“È facile puntare il dito, gli allenatori del settore giovanile sbagliano, i giovani non ci sono più. No, non è così, queste sono scuse. Bisogna trovare modi e soluzioni per capire dove abbiamo sbagliato noi, perché la colpa è nostra, non è di quelli che arrivano da sotto. Siamo noi che abbiamo più esperienza. La cosa più importante è dove vogliamo arrivare.”

In questo quadro si inserisce FUTNET.

“Abbiamo dei giovani che non hanno la possibilità di essere visti, un po’ perché non sono intorno alle grandi città, alle grandi squadre. FUTNET ti dà proprio il modo di essere capito e valutato da esperti che una certa esperienza in questo mondo ce l’hanno.”

Chivu entra nell’Honor Wall di FUTNET

Cristian Chivu è il primo contributore dell’Honor Wall di FUTNET, l’iniziativa nata per permettere a personaggi del mondo del calcio e dello sport di sponsorizzare valutazioni destinate a giocatori che non hanno la possibilità di accedervi autonomamente.

Chivu ha scelto di sponsorizzare complessivamente 200 valutazioni: 100 destinate a giocatori italiani e 100 a giocatori romeni.

Un gesto che unisce anche simbolicamente i due Paesi che hanno segnato profondamente la sua storia: la Romania, dove è nato e ha iniziato il proprio percorso, e l’Italia, dove ha costruito gran parte della sua carriera da giocatore e da allenatore.

Perché Chivu ha scelto l’Honor Wall

“Voglio dare qualcosa indietro al calcio”, spiega Chivu. “Ho questa possibilità di offrire qualcosa a qualcuno che magari non ha la disponibilità, non ha la possibilità. Mi fa piacere, lo faccio con tutto il cuore. Dare l’opportunità di essere valutati, di avere un’opportunità che permette magari anche in piccola dose di far crescere l’autostima, di dare coraggio, di dare un senso a quello che sono le ambizioni e i sogni.”

Il senso dell’operazione è restituire al calcio qualcosa di ciò che il calcio gli ha dato, offrendo concretamente un’opportunità a 200 giocatori tra Italia e Romania.

“Mi auguro che in quelle cose lì si trovi anche qualcosa di più importante in un giovane che non ha avuto modo di farsi notare e di farsi vedere.”

Il consiglio di Chivu ai giovani giocatori

Alla domanda su quale sia la paura più grande in cui non deve incappare un giovane con talento, Chivu risponde con un invito alla disciplina.

“Loro devono credere fino in fondo. Stabilire degli obiettivi, piccoli passi, piccoli obiettivi che ti permettono poi di avere la motivazione giusta nel percorso. Perché il percorso è importante, e una volta raggiunto quel piccolo obiettivo, mettersene altri. Creare quel modus operandi soprattutto mentale: non mollare mai, trovare gli stimoli giusti tutte le mattine, anche quando piove, anche quando nevica, anche quando sei stanco.”

E aggiunge:

“Poi ci vuole anche fortuna nella vita, ci vuole anche l’osservatore giusto che ti vede e ti porta. Abbiamo un mondo digitale a disposizione, abbiamo creato qualcosa che ci permette anche di avere un’opportunità in più.”

FUTNET per i club: uno strumento in più per il calcio

FUTNET non è utile soltanto ai giocatori. Secondo Chivu, può rappresentare un’opportunità anche per i club, per le famiglie e più in generale per il sistema calcio.

“È un’opportunità per tutti: per i club, per i genitori stessi, soprattutto per i ragazzi. Essere valutati, avere uno strumento in più da persone capaci di farlo, aiuta molto. Le società hanno l’obbligo di avere una cosa del genere a disposizione, perché non puoi essere in tutti i campi d’Italia.”

La prospettiva del dirigente di un club si allinea così con quella del genitore e del giovane giocatore.

“Qua parliamo dei ragazzi che vogliono emergere, che coltivano i sogni e si meritano un’opportunità. Tutti.”

Il futuro del calcio secondo Chivu

Alla chiusura dell’intervista, Chivu guarda avanti.

“Speriamo che saremo a un punto dove le cose sono migliorate, dove c’è più passione per il mondo calcio, dove la gente vede la cultura calcistica in maniera diversa. Speriamo di vivere in un mondo migliore, dove il calcio rimane sempre uno sport, uno sport bello, dove le cose devono rimanere nell’ambito dello sport, che finiscano con una vittoria, un pareggio o una sconfitta.”

Un invito a mantenere il calcio nel suo spazio più sano e autentico, lontano dalle derive che a volte rischiano di comprometterne il valore. E, allo stesso tempo, uno sguardo verso una nuova generazione di giocatori che coltiva il sogno di emergere e che, grazie anche a strumenti come FUTNET, può avere un’opportunità in più per essere vista e valutata.

Cos’è FUTNET

FUTNET è la piattaforma italiana di scouting calcistico che permette ai giocatori di ricevere una valutazione tecnica firmata da professionisti del calcio come Walter Sabatini, Giorgio Perinetti, Cristian Brocchi, Dario Marcolin o Walter Zenga.

L’Honor Wall di FUTNET è l’iniziativa che permette a personaggi del calcio, dello sport e a chiunque senta il desiderio di farlo di sponsorizzare valutazioni destinate a giocatori che vogliono emergere e coltivano il sogno di arrivare nel calcio professionistico.

Cristian Chivu è il primo contributore dell’Honor Wall di FUTNET, con 200 valutazioni sponsorizzate: 100 destinate a giocatori italiani e 100 a giocatori romeni.

Scopri come funziona FUTNET: https://www.futnet.it/

Guarda qui l’intervista completa

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